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Scambio di Coppia

Terzo giorno in campeggio


di Distratta
09.05.2026    |    3.534    |    10 9.9
"Ero piena del seme di due uomini, del piacere di una donna, della mia stessa trasgressione..."
La mattina si svelò in tutta la sua perfezione mediterranea. Un cielo terso, di un azzurro così intenso da sembrare dipinto, accarezzato da una leggera brezza che portava con sé il profumo del mare e della macchia. Alle nove precise, dopo una colazione veloce a base di caffè forte e cornetto ancora tiepido, io e Marco ci incamminammo verso la spiaggia.

Il campeggio si stava lentamente svegliando. Qualche coppia di anziani che preparava il thermos per la giornata, il rumore delle cerniere delle tende che si aprivano. Ma per lo più, regnava una pace dorata, promettente.

"Primi in spiaggia," sussurrò Marco, stringendomi la mano. La sua pelle era già calda al sole del mattino.

Ma la fortuna non era dalla nostra parte. Arrivati in spiaggia, notammo con disappunto che tutta la prima fila di ombrelloni era già "prenotata" dagli asciugamani stesi.

"Seconda fila, allora," borbottò Marco, con un sorriso che sapeva più di complicità che di delusione.

Ci sistemammo. Davanti a noi, l'ombrellone era vuoto, ma sulla sdraio giaceva un asciugamano azzurro e, poggiato sopra, una copia de "La Gazzetta dello Sport". Italiani, dunque.

Non passarono che pochi minuti prima che i proprietari apparissero, risalendo dal mare. Una coppia tra i cinquanta e sessanta, lui con un fisico atletico che la mezza età non era riuscita a scalfire, lei con curve generose. Si scambiarono qualche parola a bassa voce, poi si distesero, prendendo il sole come lucertole esperte.

Marco stese il suo asciugamano con gesti precisi. Poi, dalla borsa, estrasse il flacone della protezione 50. Cominciò a spalmarsela con meticolosità—braccia, petto, addome. Poi, con una disinvoltura che mi fece sorridere, prese una noce di crema e cominciò a massaggiarla con movimenti lenti, circolari sul suo membro.

Il mio sguardo si fissò su quelle mani che lavoravano. E vidi, come per magia, il suo cazzo iniziare a rispondere. Lentamente, impercettibilmente all'inizio, poi con decisione crescente, si sollevò, gonfiandosi fino a raggiungere una semi-erezione impressionante. La crema bianca luccicava sulla pelle scura del suo pene, rendendo ogni vena, ogni dettaglio, ancora più visibile.

Con un sospiro soddisfatto, Marco si distese, offrendo il suo corpo nudo al sole. Chiuse gli occhi, un sorriso appena accennato sulle labbra.

Era il mio turno.

Stesi il mio asciugamano rosa. Mi sedetti sullo sdraio, e con un movimento deliberatamente lento, allargai le gambe. Sentii lo sguardo dell'uomo davanti a me posarsi su di me come un peso fisico. Sorrisi tra me e me.

Presi il mio flacone di crema. Cominciai dal viso, massaggiandomi le tempie, la fronte, le guance. Poi scesi al collo, alle spalle. Con entrambe le mani, presi una generosa quantità di crema e la spalmai sui miei seni. Li massaggiai con cura, facendo roteare i palmi intorno ai capezzoli, che sotto le mie dita si indurirono immediatamente, diventando due gemme scure e sensibili che sporgevano orgogliosamente.

Scesi lungo l'addome, tracciando cerchi concentrici attorno all'ombelico. Poi le cosce, i polpacci, le caviglie.

Infine, arrivai al punto cruciale.

Con le dita unte di crema, mi portai tra le gambe. La mia figa era già calda, le labbra gonfie e pronte. Cominciai a spalmare la crema, massaggiando con movimenti circolari il mio clitoride già sensibile.

Ma non mi bastava. Volevo che vedesse. Volevo che capisse.

Avevo le labbra pronunciate, carnose. Con un movimento che tentai di rendere quasi sbadato, presi tra il pollice e l'indice della mano sinistra le mie grandi labbra, e le aprii. Le tenni così per un secondo, due, offrendo alla vista di chi volesse guardare l'interno rosa e umido della mia vulva, il clitoride che pulsava sotto il cappuccio, tutto il mio splendore intimo esposto alla luce del sole e allo sguardo di uno sconosciuto.

Poi mi distesi, sollevando le ginocchia e aprendo ulteriormente le gambe. Dalla borsa presi un libro—una raccolta di racconti erotici che avevo comprato per l'occasione—e cominciai a leggere.

La storia parlava di una donna che veniva sorpresa dal giardiniere mentre si masturbava in piscina. Le parole erano vivide, esplicite. Mi persi nella narrazione, al punto che il mondo circostante svanì. E mentre leggevo della lingua del giardiniere che esplorava la figa della protagonista, sentii una calda ondata di umidità scendere tra le mie cosce. Non era solo eccitazione mentale; era una risposta fisica, immediata e copiosa. Sentii il fluido scivolare lungo le mie cosce interne, fino a macchiare leggermente l'asciugamano sotto di me.

Alzai lo sguardo dal libro. L'uomo davanti a me non mi aveva mai tolto gli occhi di dosso. La sua attenzione era totale, predatoria. Sua moglie, distesa al suo fianco, ogni tanto si girava verso di lui, e io riuscivo a cogliere frammenti di un bisbiglio concitato tra di loro. Non riuscivo a distinguere le parole, ma il tono era chiaro: eccitato, complice, trasgressivo.

Le ore scorrevano lente, impregnate di sole e di tensione sessuale. Verso mezzogiorno, Marco si stirò come un gatto.

"Salgo a preparare il pranzo," annunciò, alzandosi. "Ti chiamo quando è pronto."

Si chinò verso di me e mi baciò. Non un bacio casto, ma una vera esplorazione con la lingua, profonda, umida, che sapeva di desiderio represso. Sentii la sua mano stringermi, il pollice che sfregava il capezzolo duro.

Poi si allontanò, lasciandomi con il cuore che batteva all'impazzita e la figa che pulsava in sincrono.

Rimasi distesa per qualche minuto, cercando di calmare il turbine dentro di me. Poi, spinta da un impulso improvviso, mi girai, mettendomi a quattro zampe sull'asciugamano. La posizione mi offriva una vista diretta della spiaggia, ma soprattutto, mi espose completamente da dietro.

E fu allora che vidi: dalla mia fessura ancora aperta, uscì un unico, lucido filo di fluido vaginale. Era trasparente, viscoso, e si allungò sotto il mio peso, formando un ponte sospeso tra il mio corpo e l'asciugamano, prima di spezzarsi e cadere, lasciando una piccola macchia scura sulla stoffa rosa.

Ero così eccitata che respiravo a fatica. Immaginavo Marco nella tenda, che preparava il pranzo con le stesse mani che poco prima mi avevano toccato. Non vedevo l'ora di salire, di trascinarlo dentro la tenda, di strappargli i pantaloncini e farmelo prendere con la furia che stava crescendo dentro di me.

Fu in quel momento di totale abbandono ai miei pensieri osceni che li sentii avvicinarsi.

La donna si sedette, con un movimento agile, sullo sdraio che era stato di Marco. Mi guardò e sorrise, un sorriso che non aveva nulla di amichevole e tutto di complicità.

L'uomo, invece, rimase in piedi accanto al mio lettino. La sua erezione era evidente ed imponente.

"Scusi," disse, con una voce più roca di quanto mi aspettassi. "Vedo che si è messa la crema... ma sulla schiena potrebbe aver bisogno di aiuto. Posso?"

Il mio cervello impiegò un microsecondo a processare la domanda, ma il mio corpo, il mio corpo bagnato e desideroso, rispose prima di me.

"Grazie, sì, approfitto della gentilezza," dissi, la mia voce leggermente tremante.

Lui si sedette a cavalcioni sulle mie gambe, il suo peso che mi schiacciò piacevolmente sullo sdraio. Sentii il calore del suo corpo attraverso la mia pelle. Prese il mio flacone di crema e versò una generosa quantità nel suo palmo.

Cominciò dalle cosce. Le sue mani erano grandi, callose in modo piacevole, e massaggiavano con una pressione decisa. Salirono lungo i miei glutei, spalmando la crema su ogni curva, ogni avvallamento. Le sue dita sfiorarono l'inizio della mia fessura.

Un brivido mi percorse tutta la schiena.

Poi le mani salirono lungo la mia colonna vertebrale, tracciando linee di fuoco. Io, nel frattempo, cercavo di mantenere una conversazione normale con sua moglie, che mi osservava dall'altro sdraio.

"Bel tempo oggi," dicevo, mentre le mani di suo marito mi accarezzavano le scapole.

"Davvero," rispondeva lei, gli occhi fissi sulle mani di lui che lavoravano sulla mia pelle. "Sembra che tu ne stia godendo."

Le sue mani arrivarono alle mie spalle. Per spalmare meglio, lui si sollevò leggermente, in ginocchio dietro di me. E in quel movimento, sentii qualcosa di duro, di caldo, di inconfondibile premere contro la mia nuda figa.

Era il suo cazzo. Duro come il marmo, pulsante, e puntava dritto al centro del mio essere.

Trattenni il fiato. Alzai lo sguardo e incontrai gli occhi di sua moglie. Mi stava guardando, e nei suoi occhi non c'era gelosia, né rabbia. C'era eccitazione pura, e un'intesa profonda, animalesca. Senza rompere il contatto visivo, mi morsi il labbro inferiore, un gesto lento, deliberatamente sensuale. L'avevo visto. E non era "niente male". Era magnifico.

La moglie, tenendo il mio sguardo, fece un impercettibile cenno di assenso con il capo verso suo marito.

E in quel momento, il mondo si fermò.

Sentii le sue mani stringermi i fianchi. Sentii la punta rovente del suo membro posarsi, per un istante di sospensione infinita, sull'ingresso della mia figa già inondata.

Poi, con un unico, potente movimento dell'anca, lui mi penetrò.

Entrò tutto, in un colpo solo. Non ci fu resistenza, solo un'accoglienza calda, umida, avvolgente. Il mio corpo si arrese completamente, accogliendo ogni centimetro di lui dentro di me. Un gemito soffocato mi sfuggì dalle labbra.

Lui rimase immobile per un secondo, seppellito fino alle palle dentro di me. Poi cominciò a muoversi. Movimenti lenti, ritmici, profondi. Ogni ritirata era una promessa, ogni spinta in avanti un compimento. Sentivo tutto—la larghezza della sua base che allargava le mie labbra, la lunghezza che raggiungeva profondità inesplorate, la pulsazione delle vene contro le mie pareti interne.

Mi girai leggermente verso sua moglie, che ora si era avvicinata, seduta sul bordo dello sdraio di Marco, a un metro da noi.

"Tuo marito..." ansimai, mentre un'altra spinta profonda mi faceva chiudere gli occhi di piacere, "...ci sa fare."

Lei sorrise, una mano che si posò sulla mia coscia, accarezzandomi. "Lo so."

"Mi piacerebbe..." continuai, la voce rotta dai suoi movimenti dentro di me, "...assaggiarlo, un giorno."

La sua risata fu un suono basso, sensuale. "Chissà."

Fu in quel momento che il telefono, abbandonato accanto al mio asciugamano, squillò. La suoneria standard sembrò un'incongruenza assoluta in quel momento di pura carnalità.

Ansimando, allungai una mano tremante e risposi.

"Ciao amore," disse la voce di Marco dall'altro lato. "Tutto a posto? Il pranzo è quasi pronto."

"Marco..." riuscii a dire, la voce strozzata dal piacere. "Sono qua... in spiaggia..." Un'altra spinta profonda mi strappò un gemito. "C'è il signore... che mi sta scopando... e sua moglie... sta guardando."

Dall'altro lato della linea ci fu un silenzio carico. Poi la voce di Marco, calma, quasi divertita: "Il pranzo è ormai pronto. Fermati e vieni su." Una pausa. "Ho visto che lui aveva un bel cazzo. E sua moglie era proprio carina e biricchina. Digli il numero della piazzola. Falli venire nel primo pomeriggio."

Riattaccai, il cuore che batteva come un tamburo di guerra. Girai la testa verso l'uomo che mi stava ancora penetrando con movimenti regolari.

"Mio... mio compagno," ansimai. "Dice di venire... piazzola 42... primo pomeriggio."

Lui rispose con un'ulteriore spinta, più profonda, più possessiva. "Glielo diremo," ringhiò vicino al mio orecchio, prima di accelerare il ritmo, spingendomi verso un orgasmo improvviso e violento che mi fece contorcere sotto di lui, le dita che si aggrappavano all'asciugamano.

Poco dopo, con un ultimo grido soffocato, lui si ritrasse, lasciandomi improvvisamente vuota, tremante, e incredibilmente bagnata.

Salutai la coppia con un nodo del capo, raccolsi le mie cose con mani tremanti, e mi diressi verso l'uscita della spiaggia. Camminare era un'esperienza surreale. Tra le mie cosce, era un lago. Sentivo i miei fluidi, misti forse ai suoi, scendere lungo le mie gambe interne. Ma la cosa più sconvolgente non era quella.

Era che non riuscivo a smettere di guardare. Ogni uomo che incrociavo—il bagnino giovane che sistemava gli ombrelloni, il padre di famiglia che giocava a racchettoni con il figlio, l'anziano che faceva la sua passeggiata mattutina—il mio sguardo andava dritto, irresistibilmente, all'inguine. Valutavo, immaginavo, desideravo. Era come se il sesso con lo sconosciuto avesse scatenato una fame primordiale, insaziabile.

Appena vidi la nostra tenda, la mia andatura divenne più decisa. Spalancai la zip ed entrai.

Marco era seduto a un tavolino pieghevole, che tagliava del pane. Si girò verso di me, un sopracciglio alzato.

Senza una parola, gli camminai incontro. Presi una sua mano—quella che non impugnava il coltello—e gliela posai tra le mie cosce, premendola.

"Guarda," sussurrai, la voce roca. "Guarda in che condizioni sono."

Lui lasciò cadere il coltello. Le sue dita affondarono dentro di me. Sentii il suo respiro farsi più rapido. Poi, con l'altra mano, si portò ai pantaloncini. Il suo cazzo, già semi-eretto, cominciò a pulsare visibilmente, gonfiandosi a vista d'occhio fino a raggiungere la sua piena, impressionante erezione.

"Vi stavate proprio divertendo voi tre," disse, la voce bassa e carica. Poi un sorriso lento gli increspò le labbra. "Ho in mente una sorpresa per te. Per quando arriveranno."

Arrivarono puntuali, alle tre del pomeriggio. La tensione nell'aria della piazzola era palpabile, elettrica.

Marco li accolse con un cenno del capo. "Allora?" chiese, con falsa nonchalance. "Dove vi siete fermati in spiaggia?"

Fu il mio turno. Senza preamboli, mi avvicinai all'uomo. I suoi pantaloncini di lino erano larghi. Ci infilai dentro una mano, trovando subito quello che cercavo. Lo afferrai—era già duro, caldo, vivo. Lo estrassi, offrendolo alla luce del sole pomeridiano.

Era esattamente come lo ricordavo: lungo, spesso, abbronzato, depilato alla perfezione, con il glande scoperto e lucido. Senza esitazione, mi chinai e posai un bacio lento, umido, sulla punta. Sentii un brivido percorrere tutto il suo corpo.

Poi, tenendoglielo con la mano, lo condussi dentro la tenda.

Era uno spazio intimo, illuminato dalla luce filtrata attraverso il tessuto giallo. I nostri sacchi a pelo erano stesi a terra, formando un'unica, grande superficie morbida.

Mi distesi a pancia in giù, i miei seni che si schiacciavano contro il materiale soffice. Mi girai a guardarlo, gli occhi pieni di sfida e di desiderio.

"Scopami," ordinai, la voce un sussurro roco. "Scopami come prima."

Lui obbedì, liberandosi dei pantaloncini in un attimo. Sentii il suo peso su di me, le sue ginocchia che spingevano le mie gambe più aperte. Poi la punta del suo membro, che cercava, trovava, e penetrava.

Sentivo ogni rugosità, ogni pulsazione. E mentre lui iniziava a muoversi dentro di me, con spinte lunghe e profonde, alzai lo sguardo.

Marco e la moglie erano entrati. Lui la stava spingendo contro la parete della tenda, le sue mani che le sollevavano il vestito estivo. Lei indossava solo un perizoma rosso. Marco lo strappò via con un gesto secco, e poi la sua bocca si chiuse sul suo sesso, mentre le sue dita le aprivano le labbra.

La donna non si trattenne. I suoi gemiti riempirono la tenda, una melodia sincopata che si mescolava ai miei gemiti e ai grugniti dell'uomo sopra di me. Era impossibile che i vicini di piazzola non sentissero, non capissero. L'idea mi eccitò ancora di più.

"Senti come la faccio godere?" ringhiò Marco, alzando per un attimo la testa dalla figa della donna. "Ti piace sentire i gemiti di un'altra donna mentre vieni scopata?"

La risposta fu un altro, più profondo gemito da parte mia. L'uomo sopra di me accelerò, sentendo la mia eccitazione crescere.

Fu allora che Marco si staccò dalla donna. Si avvicinò a noi, il suo cazzo eretto e luccicante della saliva di lei. Guardò l'uomo che mi stava scopando, poi guardò me. Nei suoi occhi brillava una luce feroce, gioiosa.

"Amore," disse, la voce carica di promessa. "La sorpresa. Adesso ti facciamo una doppia penetrazione vaginale."

Il mondo sembrò fermarsi. Poi esplose in un vortice di desiderio puro.

I miei occhi dovettero brillare come stelle, perché Marco sorrise, un sorriso trionfante. "Sì?" chiese.

La mia risposta fu quasi un urlo. "Sì, amore! Sì! Voglio due cazzi insieme dentro! Voglio sentirli entrambi!"

Mi alzai immediatamente, l'uomo che si ritrasse da me con un'espressione di sorpresa e di avidità crescente.

"Distenditi," gli ordinai, indicando i sacchi a pelo.

Lui obbedì, sdraiandosi sulla schiena, il suo membro che si ergeva verso il soffitto della tenda, un obelisco di carne pronta.

Mi misi a cavalcioni su di lui, guidando il suo cazzo dentro di me con una mano. L'entrata fu ancora una volta senza sforzo, una perfetta fusione. Mi sentii riempire, in un modo familiare eppure sempre nuovo.

Poi guardai Marco. Lui si posizionò dietro di me, in ginocchio. Con una mano, mi guidò, facendomi inclinare in avanti. Con l'altra, posizionò la punta del suo membro proprio accanto a quello dell'altro uomo, all'ingresso della mia figa già dilatata.

"Piano," sussurrò, più a sé stesso che a me. "Piano..."

Sentii una pressione nuova, incredibile. Non era solo la dimensione—era la sensazione di essere aperta in un modo mai sperimentato. Marco spinse, lentamente, con infinita pazienza. Sentii la resistenza delle mie pareti interne, che si adattavano per accogliere un secondo invasore.

Poi, con un suono umido, schioccante, entrò.

Un gemito lunghissimo, straziato di piacere mi sfuggì. Ero piena. Incredibilmente, meravigliosamente piena. Due cazzi, fianco a fianco, dentro di me. Sentivo ogni centimetro di entrambi, le loro diverse texture, le loro diverse pulsazioni. Ma soprattutto, sentivo loro—il calore, la durezza dell'uno che si strofinava contro il calore e la durezza dell'altro, dentro il mio corpo.

Era una sensazione così profondamente tabù, così incredibilmente eccitante, che pensai di impazzire.

La mia eccitazione salì a livelli che non credevo possibili. E l'uomo sotto di me, sentendo le mie contrazioni isteriche, le mie pareti che stringevano entrambi i membri in una morsa di velluto bagnato, non resistette più.

"Sto per venire!" ringhiò, le sue mani che mi afferrarono i fianchi con forza quasi dolorosa.

Sentii il suo cazzo pulsare violentemente dentro di me. Poi il calore—un getto dopo l'altro, caldo, abbondante, che mi riempiva, che inondava il canale che condivideva con Marco.

Pensare che il cazzo di mio compagno stesse navigando, si stesse muovendo, dentro una pozza di sperma fresco di un altro uomo... dentro di me... fu la goccia che fece traboccare il vaso.

Il mio orgasmo arrivò come un'esplosione nucleare. Urlai, il mio corpo che si irrigidì in un arco impossibile, le mie viscere che si contrassero violentemente attorno ai due membri che mi occupavano.

Marco, vedendomi, sentendomi, perse ogni controllo. Cominciò a scoparmi con una furia animalesca, le sue spinte che spingevano lo sperma dell'altro più in profondità dentro di me, mescolandolo con i miei fluidi.

"Vengo anch'io!" gridò, e pochi secondi dopo, sentii il suo membro pulsare, e un nuovo getto di seme caldo unirsi al primo, riempiendomi in modo assoluto, definitivo.

Rimasi lì, trafitta da entrambi, tremante, grondante del loro seme misto, per quello che sembrò un'eternità.

Poi, lentamente, si ritrassero entrambi. Sentii un fiume di sperma misto a miei fluidi scorrere fuori da me, colando lungo le mie cosce, sul sacco a pelo sottostante.

Mi girai, esausta, estasiata. E vidi la scena che mi si parava davanti.

La moglie era in ginocchio davanti a suo marito. Con la bocca, lo stava pulendo, leccando via il mio desiderio e il suo stesso sperma dal suo membro ancora semi-eretto. Poi, con uno sguardo verso Marco, si avvicinò a lui. Senza chiedere permesso, chinò la testa e cominciò a pulire anche il suo, con la stessa devozione, la stessa abilità.

Vedere quella donna, elegante e apparentemente rispettabile, inginocchiata nuda, che serviva con la bocca i cazzi di due uomini... fu troppo. Una nuova, folle ondata di desiderio mi travolse.

Cominciai a infilarmi due dita dentro la mia figa ancora aperta e grondante. Le estrassi, lucide di sperma misto, e me le portai alla bocca. Chiusi gli occhi, assaporando il sapore—salato, muschiato, il sapore di Marco mescolato al sapore di un estraneo, il sapore della mia trasgressione.

La donna alzò lo sguardo, vedendomi. I suoi occhi brillarono. Lasciò Marco e si avvicinò a me a carponi. Senza una parola, mi spinse gentilmente sulla schiena. Poi chinò la testa tra le mie cosce.

La sua lingua era una rivelazione. Calda, abile, instancabile. Leccava via lo sperma, leccava via i miei fluidi, pulendomi con una dedizione che era pura lussuria. Poi infilò due dita dentro di me, ricurve, trovando immediatamente il punto giusto.

Le sue dita si muovevano dentro di me, la sua lingua lavorava sul mio clitoride, e io ero persa, completamente in suo potere. Sentii la pressione crescere, diversa, più profonda.

"Sto per..." ansimai, senza nemmeno sapere cosa stesse per succedere.

Lei non si fermò. Anzi, intensificò il suo lavoro.

E poi accadde. Un getto di liquido chiaro, non sperma, schizzò dalla mia figa, bagnando il suo viso, il suo collo, il suo seno. Era uno squirt, forte, abbondante, inarrestabile. Lei non si scostò di un millimetro. Continuò a leccare, a bere, a godersi ogni singola goccia del mio piacere estremo, finché le mie convulsioni non cessarono.

Marco e l'uomo, estasiati da questo spettacolo, videro le loro erezioni, che stavano calando, tornare più dure e imponenti che mai.

Fu allora che la donna si girò. Si mise a quattro zampe, offrendo loro il suo lato B perfetto, pallido e invitante. Si guardò alle spalle, con uno sguardo che era una sfida e un'invito.

"Adesso," disse, la voce roca di desiderio. "Voglio che mi apriate il culo. Insieme. Prima tu, marito. Poi lui."

L'uomo, suo marito, non si fece pregare. Si posizionò dietro di lei, sputò nella mano e si lubrificò il membro. Poi, con un colpo deciso, preciso, penetrò il suo ano.

Lei lanciò un grido, ma non di dolore. Era un grido di trionfo, di piacere assoluto. La sua espressione era estatica mentre lui cominciava a muoversi, con spinte profonde e regolari nel suo retto.

Dopo una dozzina di colpi, Marco si avvicinò. L'uomo tenne aperte le natiche di sua moglie con entrambe le mani, esponendo completamente il buco anale dilatato, lucido, che accoglieva il suo membro.

Marco è sensibile a quella vista. Lo so. Vederlo—un buco aperto, usato, che pulsava—è il suo punto debole.

Posizionò la punta del suo cazzo proprio all'ingresso, accanto a quello dell'altro uomo. Con una spinta, entrò.

La donna urlò di nuovo, un suono che era pura lussuria sfrenata. I due uomini la scopavano nel culo, alternandosi, a volte muovendosi all'unisono, il buco che si allargava per accogliere entrambe le erezioni in una vista surreale e profondamente erotica.

E Marco, come sapevo, non resistette a lungo. Con un ringhio finale, venne dentro di lei, il suo sperma che si univa a quello che suo marito stava già rilasciando nel retto della moglie.

Uscimmo dalla tenda molto dopo, quando il sole cominciava già a inclinarsi verso l'orizzonte, tingendo il cielo di arancione e viola.

Non ci pulimmo. O meglio, io non mi pulii. Sentivo lo sperma dei due uomini—quello vecchio di ore e quello fresco—colarmi lungo le mie cosce interne ogni volta che muovevo una gamba. I miei fluidi si erano mescolati ai loro, formando una patina lucida e appiccicosa sulla mia pelle, tra le mie cosce, sul mio ventre.

Con un senso di sfida pura, di libertà assoluta, presi una sedia da campeggio e la poggiai al centro della piazzola. Mi sedetti. Poi, lentamente, deliberatamente, aprii le gambe, appoggiando ogni tallone su un bracciolo della sedia.

Ero completamente esposta. La mia figa, gonfia, rosa, leggermente aperta, era in piena vista. E da essa, un rivolo lento e costante di sperma misto a fluidi vaginali stillava, gocciolando sulla sedia di plastica sotto di me.

Non mi importava se qualcuno vedeva. Anzi, speravo che qualcuno vedesse. Che i vicini di piazzola sbirciassero dalle fessure delle loro tende. Che il camperista della piazzola di fronte, che prima fumava la pipa in santa pace, ora fissasse con la bocca aperta.

Ero marchiata. Ero usata. Ero piena del seme di due uomini, del piacere di una donna, della mia stessa trasgressione.

E se qualcuno voleva venire a vedere da più vicino... se qualcuno voleva unirsi, o semplicemente guardare...

Erano i benvenuti.

La notte al campeggio era appena cominciata. E io, con le gambe spalancate sotto il cielo che diventava notte, sapevo che non sarebbe stata l'ultima.
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